Comunicazione, comunicare, comunicarsi: questo il tema del numero. Siamo destinatari di comunicazione e sembra sempre più necessario avere senso critico per orientarsi nel mare della comunicazione, spesso subita e non ricercata. Ma la capacità critica si affina, ha a che fare con il nostro percorso di formazione all’utilizzo dei mass-media, qualunque essi siano (radio, giornale, televisione, web): serve un’educazione propedeutica all’utilizzo consapevole di tali e tanti strumenti.

Lo stato di perenne connessione in cui siamo immersi (persino a livello normativo qualcosa si muove, vedi la recente proposta di legge in Francia per limitare l’abuso di smartphone aziendali fuori dall’orario di lavoro) quanto influenza il nostro modo di comunicare e anche il cosa comunichiamo? Per certi versi il web 2.0 è stata una rivoluzione come la stampa di Gutenberg, il mondo non è più lo stesso da allora…

Quanto la perenne connettività influenza la ritmicità naturale delle nostre relazioni? Non si può sempre essere al 110%, abbiamo bisogno di pause, di ritmi circolari, di alti e bassi, nell’intensità e nella sostanza delle nostre relazioni anche quelle più care. Quale la perdita di qualità nella relazione con le altre persone dovuta alla perenne totale pervasiva connettività? Non solo saltano i confini classici casa/lavoro ma anche tempo libero/tempo occupato, tempo dedicato a qualcuno o qualcosa.

Quale rapporto tra la nostra identità nella vita reale e quella on-line? Come e quanto la nostra identità digitale influenza la nostra identità tout-court? Solitudine e relazioni, specie negli adolescenti. Il linguaggio che adoperiamo si adatta al mezzo di comunicazione che stiamo utilizzando?

La comunicazione ha per noi un valore e quindi un prezzo che siamo disposti a pagare… ma non tutti i prezzi sono espliciti: ne è prova la storia delle guerre del coltan, un minerale indispensabile ai nostri smartphone.

Ci guidano in questo percorso diversi contributi, Claudio Canal ragiona con ironia di digitale, senso critico e mass-media, partendo dal rapporto tra tecnologia e formazione, Matteo De Fazio parla di comunicazione e identità digitale prendendo spunto da una conversazione con il prof. Pollicino (Univ. Bocconi e Medialab), Paolo Ragusa si chiede del peso delle parole, indagando su solitudine e relazioni nell’età evolutiva. Molte le parole chiave, tra cui conflitto. John Mpaliza narra la storia del coltan, del sangue che ne circonda estrazione e commercio, e ci richiama a una maggiore consapevolezza della provenienza di ciò che maneggiamo. Gian Mario Giglio riflette sulla comunicazione ecclesiastica, dandoci uno stato dell’arte del pluralismo religioso nell’informazione italiana.

Elia Bertollini e Daniele Parizzi ci parlano del gergo giovanile FB-like, Samuele Carrari propone un contributo sull’Eco della comunicazione, lavorando su alcuni testi in parallelo. Una riflessione invito alla lettura.

Per la rubrica Orme ospitiamo un contributo di Matteo Mancini sul Campo studi FGEI sull’evangelizzazione e una riflessione sul recente Happening giovanile a cura di Daniele Parizzi.

Gli studi biblici del 2015 hanno come filo conduttore il tema della malattia. Gigliola Belforte scrive di quali malati vengono curati nella Bibbia, e ci aiuta a contestualizzare la malattia nella Bibbia rispetto alla nostro rapporto con la malattia da occidentali del duemila.

Ricordandovi di rinnovare l’abbonamento e il sostegno alla rivista, vi salutiamo con affetto

Nicola Rochat e Sara Rivoira