Nel 2015 è ricorso un importante anniversario, quello del quarantennale del patto d’Integrazione tra Chiesa Valdese e Chiesa Metodista, un cammino unitario che metodisti e valdesi hanno deciso d’intraprendere dal 1975. Ma che cosa significa effettivamente la parola patto? Quali sono le diverse accezioni con cui questa parola viene usata? Ma soprattutto, quali sono le implicazioni per coloro che il patto lo contraggono? Insomma, è davvero così elementare stringere un patto?

Il patto più “famoso” è senza dubbio quello fra Dio e il suo popolo, un racconto che prende forma e si sviluppa lungo tutto il Primo e il Secondo Testamento, nella Bibbia. Non a caso, il greco antico parla di Παλαιά Διαθήκη (palaiá diathéke, lett. “antico patto”) e di Καινή Διαθήκη (kainé diathéke, lett. “nuovo patto”). E, partendo dall’Antico Testamento, questo patto assume più il significato del racconto della relazione tra Dio e l’umanità intera.

Relazione quindi, accordo, ma anche conoscenza: non nasce infatti nessun accordo, parlando di quelli sinceri e duraturi, tra le parti senza un reciproco riconoscimento. E sicuramente senza la consapevolezza un rapporto tra pari (pari e patta, direbbero i piccoli e i meno piccoli), la base da cui partire, si va poco lontano.

Il Patto quindi. Dove assieme a tutele, mediazioni e garanzie trovano posto anche obblighi, rispetto e responsabilità. Nella speranza che il semplice accordo si trasformi in occasione di riconoscimento reciproco e, magari, di riconoscimento di un qualcosa di sé stessi nel prossimo. Utopia? No di sicuro: siamo tutte e tutti consapevoli che questo nella nostra storia è accaduto. Le reali difficoltà affiorano nel mantenere il patto, anche rigenerando, volta in volta, le nostre energie e la nostra attenzione.

Sophie Langeneck scrive il pezzo che apre la parte monografica: un excursus sui diversi momenti in cui nell’Antico Testamento si parla di patto. Patto non come contratto o accordo tra pari, ma come legame, relazione, vincolo tra Dio e l’umanità.

La parola patto nel linguaggio comune e corrente: patto sociale, patto del Nazareno, patto di stabilità, pacs, pari e patta: Nicola Rochat cura una carrellata a volo d’uccello sui diversi utilizzi del termine patto.

Per il quarantennale del patto di integrazione tra valdesi e metodisti e abbiamo il pastore Ruggero Marchetti ci conduce in una riflessione sull’oggi di questo patto: non un taglio storico ma un pensiero sul tema, qual è la situazione attuale e quali le sfide che ci si parano d’innanzi. Presentiamo poi un secondo contributo sul patto con un taglio più sociologico a firma di Raffaella Gay: partendo da un’analisi del Patto d’Integrazione, quali sono le reali conseguenze nella vita di tutti i giorni per i “contraenti” del patto? Quali le responsabilità?

Gli studi biblici 2015 hanno per filo conduttore il tema della malattia: Sergio Manna scrive un pezzo sull’importanza del libro dei Salmi, vero e proprio tesoro di testimonianze di fede, utile per una pastorale clinica attenta all’ascolto empatico del malato, che accolga le sue emozioni e al contempo trovi le parole giuste per dirlo.

Due sono i contributi di Spazio alla Parola: una riflessione, contenuta nel culto itinerante 2015 del gruppo giovani di Roma, via Firenze, sulle difficoltà di intraprendere e poi proseguire un cammino comune, a motivo di preconcetti e pregiudizi che spesso ci frenano; il culto di Rinnovamento del Patto della Consultazione Metodista 2015, che ci è sembrato vieppiù calzante visto il tema monografico di riflessione sul concetto di patto.

Per la rubrica Sguardi pubblichiamo, a cura di Nicola Rochat, un commento/invito alla lettura dell’ultimo libro di Stefano Giannatempo, Il Vangelo secondo il Piccolo Principe, ovvero su come crescere e diventare piccoli.

Nel ricordarvi di rinnovare il sostegno e l’abbonamento alla rivista, vi salutiamo con affetto

Sara Rivoira e Nicola Rochat