«Se l’obbedienza è il risultato dell’istinto delle masse, la rivolta è quello della loro riflessione2». Potremmo iniziare così un sommario che cerchi, in poche parole, di riassumere quello che era nella testa di un gruppo di ragazzi e di ragazze, la redazione di GE, quando hanno avuto l’idea di “battezzare” il numero 235 con il difficile nome Rivoluzione.

La realtà poi è che, al di là dell’effetto di questa bella citazione, il tema di questo monografico si presta a numerosi sviluppi, denominazioni e interpretazioni. E la riflessione sul concetto di rivoluzione non prende certo il via da questo aforisma, non è questo il suo punto di partenza. Quello che con certezza potremmo dire, invece, è che questa frase sottolinea un filo conduttore trasversale a tutto il numero e, se vogliamo, a tutti i numeri di Gioventù Evangelica, ovvero la riflessione.

Oggi, e non solo, tendiamo a definire “rivoluzione” un cambiamento, spesso violento e distruttivo, uno stravolgimento che modifica lo status quo, tanto rapido e definitivo che è necessaria una contro-rivoluzione, una restaurazione per tornare indietro, con la consapevolezza che, comunque si agisca, le cose non torneranno mai allo status quo ante. Ma cosa potrebbe mai scoppiare se, alla base di qualunque azione, non ci fosse una riflessione? E questa riflessione porterebbe a un qualunque cambiamento se non fosse condivisa e discussa con le altre e gli altri?

Così come la riflessione e la condivisione delle differenti riflessioni portano alla conoscenza e la coscienza, spesso, porta all’azione, allo stesso modo l’attenzione e i differenti pensieri guidano questo monografico: difficile, poiché molto è stato detto; stimolante, poiché ci sarebbe così tanto ancora da dire; incerto, perché quando si riflette (e, soprattutto, quando non si smette di riflettere) i risultati non sono mai scontati.

Pur essendo una parola molto in voga, oggi si fa cenno a questo termine in molteplici contesti, non sempre comprendendo le implicazioni che il significato di rivoluzione comporta. Nicola Rochat apre il monografico con un vocabolario minimo del tema, alternando e diversificando i contesti nei quali troviamo questa parola. Un altro contesto dove assistiamo a continue rivoluzioni, provocanti altre rivoluzioni personali, è la narrazione biblica. Francesca Litigio ci parla di Paolo e della sua conversione, del suo percorso: rivoluzione per lui e per chi lo circonda, un tragitto coerente, costellato da cambiamenti personali, mutamenti della società che lo circonda e novità che derivano dalla rivelazione. Ma è possibile scindere completamente l’atto rivoluzionario dall’ideale da cui deriva? David Trangoni ci guida in un’interessante analisi filosofica dell’utopia che guida l’azione e della sua carica programmatica e costruttiva. Spesso, poi, la violenza e la perdita sono componenti non trascurabili del concetto di atto rivoluzionario: Samuele Carrari propone un breve personale percorso che analizzi cosa implichi la rivoluzione. Passando alla stringente attualità, Lavinia Clara Del Roio, dal Brasile, ci parla di ciò che lì hanno significato le rivoluzioni durante un arco temporale molto lungo, fino ad arrivare alla cronaca di questi giorni. Marta Sappè Griot e Daniele Parizzi si concentrano invece su quello che muove una scelta di personale rivoluzione, la realizzazione di un ideale nella vita pratica.

l nuovo ciclo di Studi Biblici si apre con il contributo di Marco Fornerone, attraverso la sua riflessione sulla gioia della liberazione all’interno del libro dell’Esodo.

Per la rubrica Sguardi, Ilaria Valenzi ci offre un bel contributo sul libro di Giuseppe Deiana, La Rivoluzione dei giusti, Mimesis.

Samuele Carrari e Sara Rivoira

Note

1.  Espressione che, a seconda della lingua, può riferirsi alla Rivoluzione Cubana o a quella Francese (Vive la révolution).

2.  Honoré de Balzac, Massime e pensieri di Napoleone, 1838.